Percorro uno sguardo clandestino e il rivolo burrascoso del ricordo di esso, sugli alti, placidi ed evanescenti pinnacoli, sferzati dalla brezza che cammina dall'acqua bruciante del mare sino ai nodi impercettibili del mio iride spento.
Ho ricordato il sapore acre e languido delle cose ancestrali da scoprire, e le lacrime insostenibili quando ho dovuto separarmi da queste.
Ho saputo vedere, aldilà di ogni ragionevole dubbio, il contorno onirico e perlaceo di un profilo, oltre la finestra aperta e turgida dei miei sogni e delle mie fantasie acuminate come coltelli, piegate, perse e sottintese, su cuscini oppiacei foderati del respiro della notte.
Freschi, inneggianti a qualcosa di misconosciuto e variegato, mi hanno intrappolato nel tempo che mi è rimasto, e non lasciandomi andare, concupiscono il mio senso di meraviglia e di desiderio.
Comprendi bene, mia porta dei desideri, quanto quella stessa brezza che risaliva dalla battigia, m'inebriava i sensi e mi confondeva i pensieri:
perché io non so bene cosa voglia dire amarti completamente, è vero, ma, ritrovandomi solo, ora, e forse per chissà quanto ancora, lontano da carezze accennate e sconosciute e da baci di sale, io ho conosciuto la disperazione di saperti staccata dalle mie braccia e dai miei sentimenti di delirio strano.